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 racconti in sardo Riduci

 

 

 

Luisu e Lutziferru

di Eliseo Spiga

Totu in una, Luisu Brinchettu nci sbattit sa cara in unu muru callenti e arrungiosu comente a unu ferru arruinau. Si fiat accoliau, cussu mangianu proixinu e scuriosu, in is gruttas de montis de Gerameas pro no s’ammoddiai che a una puliga. E ita at a essiri custa cosa cumenzat a si pregontai impensamentau.

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IDEAS CHENA ASSENTU

Nino Fadda

 

CANNEDDAS DE TRIGU

Sandro Chiappori

 


 

 

 


  

 Poesia di Giovanni Mura Riduci

Fintzamentas torrau rusignolu
ses tue cun sa durtze melodia.
Chissà it’has pentzau canno in bolu
fias torranno a sa terra nadia.
Ischire haia a chellere it’has bidu,
chi fusti solu o pur’in cumpagnia.
Chi ses torrau a ti faere su nidu
fias in cumpagnia certamente;
inue has tentu approdu, in cale lidu
o in cale lontanu continente
de umbrosas pramas o caldu desertu;
chi fias allirgu o puru sufferente,
in litu fusti o in su campu apertu,
in frittu monte o in s’amena serra.
Ca has bidu cosa meda seo certu
Hasa ‘idu is Segnores de sa Gherra
chi hanta istintu vengosu e crudele
ponenno cuddos debiles a terra.
Ma tue ca a s’amore ses fidele
ti ses moviu appenannodi in prantu;
cun su cantu indurtziu has cussu fele.
Chi torras a b-annare atteruetantu
sa vida a nemos nara chi ddi privet
fatzat unu giardinu in campusantu,
ca un’omine deasi depet bivere,
 
 
semper serenu e meda isperantzosu
e chi mai nessunu si nn’attrivet
de ddi toccare a chie tenet gosu
ca su gosu est unu donu mannu
po chie bivit afflittu e penosu.
Ma tue daghi torras, dogni annu,
attraessanno dae nou su mare
canta e consol’a chi’ est in affannu
po chi nemos prus depat penare;
tanti sa vida nosta est un alenu,
finas po te chi sighis a bolare.
Canno su ‘entu si pesat lenu lenu
e ti ninnat cun d-una fortza arcana
po no essere in domo che s’agnenu
torra a cantare sutta ‘e sa ventana,
ogni ‘eranu, in pratza ‘e omo mia,
chi mai restet cust’idea vana.
Nammi: inue s’agattat s’armonia?
Fortzis est addeni che is isteddos
o est solu una vana fantasia
chi morit canno morint is foeddos?
 


  

 I racconti del Circolo Riduci

    Anteprima letteraria

Con grande soddisfazione pubblichiamo in anteprima assoluta due nuovi racconti di Stefano Lai.

Ringraziamo l'autore per il grande onore cha ci ha riservato.


            

 DE CANDU ANTI FORROGAU SA LUNA

 

 

                                      di Stefano Lai

 

 Sa genti de Nuragestia est unu pagu preizosa, su prus, no mancu in su trabalu, ma in su de penzai, po issus è prus pagu marrai totu sa dia chi no sighiri is atras fainas: is contus de dinai, pagai arratas o dazius, machicas e totus is cosas acantu tocat arrexonai, ligi o iscriri.

 LEGGI IL RACCONTO QUI

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Antichi suoni

 

di Stefano Lai

 

Questo racconto è tratto da una storia vera, ho semplicemente cambiato i nomi delle località e dei personaggi.....ma prevalentemente le dinamiche sono quelle reali. I due pastori sono di due paesini della Sardegna centrale, Gavoi ed Escalaplano.

LEGGI IL RACCONTO QUI

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ABORI SU STORI

 

 

di Stefano Lai

 

Custus penzierus iscrittus, du su dedicu a tottus is pippius, ma su prus a unu pippiu scalepranesu, Abori. Custu pippiu, deaberus ispeciali, ati lassau custu mundu de giogus po ndi cicai un'atru. Esti partiu in su duamila i unu, teniat norantacuattrus annus.

 

 


  

 Gli indispensabili Riduci

Salvatore Tola, esperto comunicatore della “Letteratura in Lingua sarda"

La letteratura in lingua sarda - CopertinaSalvatore Tola con il suo ponderoso volume “La Letteratura in Lingua sarda. Testi, autori, vicende” (Cagliari, Cuec, 2006, oltre 550 pagine) ha voluto contrastare in anticipo l’idea balzana di qualche bello spirito sardo secondo la quale chi vuole conoscere i testi, gli autori, le vicende della letteratura in lingua sarda debba caricarsi sulle spalle i libri di una ricca biblioteca. Tola naturalmente una ricca (anzi ricchissima) biblioteca di lingua e letteratura sarda se l’è costituita nei decenni ma con quest’opera ha voluto sintetizzare e divulgare le acquisizioni maturate in lunghi anni di ricerca e di studio.

Il volume si compone di dieci ampie parti: dalle origini della letteratura sarda a un quadro, secolo per secolo, del suo sviluppo dal Quattrocento al primo e al secondo Novecento, cioè fino all’ultimo tratto in cui non è più assente, come era avvenuto praticamente in tutti i periodi precedenti, la prosa letteraria “in limba”. Ogni parte è suddivisa in densi capitoli (in totale sono quasi 120). Ciascun capitolo propone l’inquadramento storico del fenomeno considerato o l’essenziale scheda biografica dei personaggi presi in esame, seguiti l’uno o l’altra da una disamina degli scritti storico-critici che vengono messi a confronto con intelligente articolazione dialogica o dialettica.

Quest’ultima pregevole caratteristica dà a tutta l’opera vivacità e brio. Il volume, quindi, per dirla in sintesi, è insieme una storia della letteratura sarda, un’antologia dei suoi testi più significativi, una rassegna ragionata dell’antologia critica sui suoi momenti qualificanti e sui suoi protagonisti.
Lodevole è l’intento didattico, che continua quello già dispiegato da Tola in quello che lui definisce il saggio-antologia “La poesia dei poveri” (1997), nel cui primo capitolo l’autore, di padre sardo ma nato in "continente", racconta come è avvenuto, da parte sua, l’apprendimento della lingua e l’approfondimento della conoscenza della poesia sarda.
Notevole è quindi l’utilità di questo volume per chi vuole avere una bussola per orientarsi nel grande mare del “patrimonio letterario” in lingua sarda anche se non possiede una attrezzata biblioteca sulla materia.

Abbiamo detto che Tola dà la parola ai critici, ma bisogna tener conto che Tola dà innanzitutto la parola ai testi, scelti tra quelli più importanti certo ma senza trascurare quelli più curiosi.
Tutti i testi sono sistematicamente e scrupolosamente tradotti: anzi, nel lavoro di traduzione credo che Tola trovi una particolare soddisfazione intellettuale, quella che deriva dalla comprensione (derivante da un allenamento costante) del testo parola per parola e dalla combinata capacità di rendere il giro delle frasi e le singole unità lessicali nel più appropriato dei modi.

Tradurre per lui non significa “tradire” ma semmai, come dicevano i latini, “tradere” (tramandare), ed egli interpreta con rigore questo suo ruolo di “comunicatore” della cultura sarda con operazioni di divulgazione che riescono a contemperare, con indefettibile accuratezza, il rispetto delle fonti con le esigenze dei lettori non specialisti (che sono obiettivamente diverse da quelle degli accademici), consolidando così la base di massa che sola può garantire la prospettiva di una “molecolare” (avrebbe detto Antonio Gramsci ) democratizzazione della cultura.

Paolo Pulina
responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia


  

 Un libro alla volta Riduci

 

Perdas de Fogu
Massimo Carlotto
Mama Sabot
Collana: Dal Mondo
Sottocollana: Noir Mediterraneo
Area geografica: Autori italiani
ISBN: 978-88-7641-841-9
Pagine: 176
Data di pubblicazione: novembre 2008
 
   
» RECENSIONI SULLA STAMPA

 

Nanoparticelle e veleni: l’ultimo romanzo di Massimo Carlotto, di Cristina Leti
Eumagazine.it
22 dicembre 2008

In “Perdas de Fogu” corruzioni e vendette, il gioco dei ricatti e delle rese dei conti legate al business della produzione bellica. Un romanzo-inchiesta ambientato in Sardegna e scritto insieme ai Mama Sabot

Afferma di avere molti maestri ma ovviamente rispetto al genere, quello che più è riuscito a capire l'importanza di raccontare la realtà italiana attraverso il romanzo poliziesco, è senz'altro Loriano Macchiavelli. Da tempo poi, o meglio da un bel po' di romanzi, dichiara la sua appartenenza al Noir Mediterraneo che non è mai diventato fenomeno ne' tantomeno movimento, ma che piuttosto, come è lui stesso ad affermare «è una percezione, un senso di appartenenza di un punto di vista che ha privilegiato mescolare l'indagine al romanzo». Massimo Carlotto, uno dei nostri migliori scrittori d'esportazioni (tradotto in ben quattro lingue: inglese, francese, spagnolo e tedesco), torna in libreria con un romanzo d'inchiesta contemporaneo, che denuncia i giochi sporchi fatti in ambienti politici e militari che finiscono per danneggiare la salute di persone e animali. Per l'occasione Carlotto, che non ha mai disdegnato la collaborazione di nessuno e che frequentemente con la sua scrittura ha intrecciato forme e generi diverse, dal teatro (Terre, Cristiani di Allah...) alla graphic novel (Dimmi che non vuoi morire, Tomka, Arrivederci, amore ciao e L'ultimo Treno) dalla musica (Il Blues nell'Alligatore...) al cinema (Il Fuggiasco e Arrivederci, amore ciao), divide la scena e l'impegno civile con un gruppo di scrittori sardi riuniti sotto la sigla Mama Sabot (Francesco Abate, Ciro Auriemma, Alessandro Castangia, Marcella Catignani, Michele Ledda, Andrea Melis, Piergiorgi Pulisci, Vincenzo Saldì e Renato Truffa).

In Perdas de Fogu, dallo stesso nome del paesino che ospita la base di Salto Quiritta, i militari sono impegnati in esercitazioni belliche che provocano la fuoriuscita di nanoparticelle letali. Gli effetti dell'inquinamento sono indagati dalla giovane veterinaria Nina che studia le conseguenze sui corpi degli agnelli morti avvelenati. Pierre Nazzari, disertore ricattato dai servizi segreti, è costretto suo malgrado a spiare Nina da un comitato d'affaristi locale. Sullo sfondo corruzioni e vendette, il gioco dei ricatti e delle rese dei conti: Nina e Pierre non sono altro che minute pedine di un sistema malato, inghiottiti nel turbinio di una società sporca e senza speranza. Dopo la scomparsa del giornalismo d'inchiesta, che aveva generato non solo nel nostro paese un fitto dibattito tra gli autori e il pubblico, la maggioranza degli scrittori di genere ha scelto di raccontare altro e di evitare di misurarsi in questo terreno. Non Carlotto però, che gratta la crosta dell'ipocrisia, fotografa le profonde trasformazioni sociali, sviluppa e sperimenta, racconta con la sua scrittura veloce e secca e senza mezzi termini, i crimini e le perversioni che vengono consumati a nostra insaputa (o finto tale) quotidianamente.


  

 Poesie Sarde Riduci


 

No sias isciau

di Remundu piras

O Sardu, si ses sardu e si ses bonu,

semper sa limba tua apas presente:

no sias che isciau ubbidiente

faeddende sa limba e' su padronu.

Sa nassione chi perdet su donu

de sa limba iscumparit lentamente

massimu si che l' 'essit dae mente

in iscritura che in arrejonu.

Sa limba 'e babbos e de jajos nostros

no l' usades pius nemmancu in domo

pruite pòbera e ruza la creides.

Si a s' iscola no che la jughides

pro la difunder menzus, dae como

sezis dissardizende a fizos bostros.


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